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«Il segno tipografico Lodovico Pavoni».




Già si è detto della creazione del Museo della stampa in Artogne. L’idea, il progetto, la realizzazione sono esclusivamente frutto della passione del «linotipista» Simone Quetti. 
 
 

«la Fondazione non ha scopo di lucro ed è apolitica», e sono indicate le finalità:
- promuovere la conoscenza del percorso storico della scrittura e della stampa, rivolto particolarmente alle scuole, partendo dalle incisioni rupestri presenti in Vallecamonica fino ai giorni nostri servendosi di qualificato materiale espositivo;
- provvedere alla edizione, alla stampa e alla diffusione, di libri, opuscoli, dispense, sia su supporto cartaceo che multimediale;
- promuovere e valorizzare la conoscenza del patrimonio artistico e storico camuno;
- promuovere occasioni ed attività di partecipazione con idonee iniziative sociali, educative, culturali;
- organizzare incontri, seminari, convegni, mostre, ecc.
 


MACCHINE E MATERIALI ESPOSTI

Attrezzatura varia per composizione tipografica a mano (banconi, caratteri, marginatura, fregi, compositoi, pinze, tipometri, ecc.), provenienti da varie tipografie aderenti all’ATAB e non.

Tirabozze manuale, “Fonderia Tipografica Cooperativa” formato 40x60 cm del 1960 circa (funzionante) con possibilità di alzare il rullo nella fase di ritorno dopo aver eseguito la bozza.

    Torchio tipografico in ghisa (funzionante), stampa a pressione a “platina” [piano contro piano], mediante due barre di torsione azionate da una leva. Il ritorno del piano  avviene utilizzando un contrappeso. Costruito a Vienna dalla ditta “Hlöser in Wien” e datato 14 marzo 1848 [quattro giorni dopo scoppiava la rivolta delle Cinque giornate di Milano proprio contro l’Austria]. È in grado di stampare nel formato 50x70 cm.


  Torchio litografico a stella in legno (funzionante) per la stampa si utilizzano, come matrice, pietre litografiche. Costruito nel 1800 circa da “Bollito & Torchio” di Torino, matricola 225. Stampa litografie utilizzando come matrice una particolare pietra calcarea. Consiste principalmente in un carro sul quale viene appoggiata la pietra litografica che scorre su un cilindro trainato per mezzo della ruota a stella azionata a mano, in modo che entrando in pressione permette il passaggio dell’inchiostro dalla pietra alla carta.


 
Linotype mod. “Italtype Alfa”, ad un magazzino di caratteri (matrici) costruita a Milano negli anni Sessanta circa. È la macchina che ha dato vita in Artogne alla «Linotipia Simone Quetti».
 




Sega circolare con rettifica per il taglio delle righe di piombo uscite dalla linotype, dotata di squadra micrometrica con suddivisione in misura tipografica in «righe» e «punti» (Cicero).

Platina azionata a motore (funzionante), può stampare un foglio fino a 25x35 cm. L’inchiostrazione e la pressione avvengono automaticamente. Il foglio viene inserito e tolto dal piano di stampa manualmente.

 

Macchina da stampa piano-cilindrica “Albert-Automat Frankenthal 52/72”, del 1950 circa (automatica funzionante). È in grado di stampare un foglio di carta di 50x70 cm in modo completamente automatico. Prende il foglio da stampare, lo posiziona sulla squadra, viene afferrato dalle pinze collocate sul cilindro e portato in pressione contro la forma precedentemente inchiostrata.
A stampa avvenuta, il foglio viene depositato nell’apposito piano.
 

Macchina da stampa piano-cilindrica manuale, del fine 1800 circa (funzionante). Può stampare un foglio di dimensioni 50x70 cm. Facendo girare a mano l’apposita ruota, si mette in moto il piano portaforme (che scorre su due rotaie), il cilindro di pressione, l’inchiostrazione e la macinazione a tavoletta. Il foglio viene puntato a mano e l’uscita è a stecche.


  Macchina da stampa platina a stella “Heidelberg”, (automatica funzionante) del 1960 circa. Attraverso un movimento “a stella”, prende il foglio, lo posiziona in corrispondenza della forma, lo stampa e lo deposita nell’apposito spazio. È in grado di stampare un foglio di 25x35 cm.

Pressa per legatoria della prima metà del ’900 (funzionante) utilizzata per pressare i libri.
 

Tagliacarte manuale a leva (funzionante), del 1901. Si blocca la carta sotto il pressino. Dopo di che, azionando la leva, si abbassa la lama che taglia la carta.

Cucitrice a filo metallico in rotolo (funzionante), utilizzata per cucire blocchi e quaderni con punti metallici, azionando un pedale. Costruita a Firenze negli anni ’50 circa da Quintilio Vaggelli, matricola N. 3539.

Cordonatrice/perforatrice “Saroglia-Torino” (funzionante). Costruita nella prima metà del ’900, è azionata a pedale. Serve per cordonare/perforare la carta e facilitare la piega del cartoncino.

Computer elettronico-fotomeccanico “Compugraphic Editwriter 7770”, utilizzato per la composizione elettronica e con fotografia elettromeccanica (non funzionante). Acquistato nel 1980. Consiste nel comporre testi e tabelle utilizzando una tastiera. Primo computer dedicato, alla composizione tipografica con possibilità di memorizzare su floppy-disc da 8 pollici i vari lavori per mandarli successivamente in fotografia. I caratteri sono applicati su disco rotante. La lettera desiderata viene impressionata sulla pellicola nell’attimo in cui passa davanti all’obiettivo e al flash, alla velocità di circa 90.000 lettere all’ora. È la prima macchina che ha aperto l’éra elettronica della Fotocomposizione Quetti Simone.
 

  Reprocamera “Agfa-Gavaert Repromaster 2200”, del 1980 circa (funzionante). È una macchina fotografica di grande precisione, in grado di riprodurre testi, fotografie e diapositive su pellicola, utilizzate per la stampa. È stata sostituita dallo scanner.

Ingranditore fotografico Co.Fo.Me.Gra. Milano, del 1960 circa (funzionante). Serve per portare le pellicole negative nelle dimensioni desiderate.

www.museotipografico.it